Cena di Natale

 

Ma cosa mangiano a Natale i Canadesi, multiculturali e quindi multiculinari per vocazione? La riposte é intuitiva: dipende dal loro background etnico. Se hai un suocero di origine ucraine, per esempio, la notte di Natale ti becchi la cena da 12 portate, tante quanti gli Apostoli.

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E’ un film dell’orrore con una regia sadica e un finale scontato.

La calma apparente del preludio, mentre si spengono le note del Padre Nostro nella lingua piu’ musicale della galassia dopo il klingoniano, e’ creata ad arte dai gesti millenari con cui il piu’ anziano della tavolata indica la prima stella al piu’ giovane, puntando a caso il dito verso il firmamento notturno, in trepida attesa dietro la finestra.

Ma ecco che l’illusorio stato di quiete, protratto artificiosamente da una pappetta dolce di grano e semi di papavero che si chiama “kutia”, viene squarciato da una brutale sarabanda di aringhe, crudelmente crude e arrotolate intorno a un nucleo freddo di cipolla tritata e cetriolo sott’aceto.

L’orrore continua e tra gli schizzi rosso sangue del “borscht” di barbabietole avanzano ordinatamente file compatte di “holopchi”, involtini di foglie di cavolo ripieni di mistero.

E’ il momento in cui tu chiedi aiuto al telefono, ma il telefono non funziona perche’ il maniaco ha tagliato i fili.

Stacco. Primo piano sugli occhi di mia figlia Sarah, in cui vedo chiaramente i pixel onirici di un cheeseburger da DQ, mentre tutti insieme arranchiamo al rallentatore in una palude di panna acida in cui si mimetizzano subdoli ravioli ripieni di patate e cottage cheese.

Si chiamano “peroghy” e sono li’ da almeno 24 ore, con un solo scopo che stanno per realizzare: farti la pelle senza lasciare tracce.

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Il finale scontato e’ che il piu’ anziano delle tavolata, in preda ai fumi della grappa di patate, metta tutta la sua residua autorita’ patriarcale in un abbozzo di ballo dei cosacchi, lacerandosi “coast-to-coast” i pantaloni di velluto e un numero imprecisato di legamenti, con possibilita’ riabilitative considerate imperscrutabili dalla fisioterapia moderna. E lo giuro, vorrei aver sognato.

 

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