A scuola

Abbiamo iscritto Sarah al secondo anno della Dorothea Walker Elementary School, in una sezione dove si fa “immersione totale” nel francese. E’ una scuola pubblica e l’anno scorso ci siamo presi il rischio di farle studiare una lingua che, di norma, nessuno di noi parla in casa prima del terzo bicchiere di rosso.

Siamo stati fortunati: Sarah ha colmato il gap in poco tempo e ora ha un rendimento equivalente, e in qualche caso, superiore a quello dei compagni. Non ho dubbi che il suo accento a Parigi verrebbe considerato “absoluement barbare”, ma qui basta e avanza.

Detto questo, non vedo enormi differenze rispetto ai programmi delle elementari in Italia. A parte il francese, ovviamente. E il lancio delle uova dal tetto della scuola, la ricreazione all’aperto anche quando nevica e il fatto di aver visto la preside baciare sulla bocca un maiale vero. Vero, nel senso di suino con la coda a cavatappi, e non nel senso di maschio sciovinista. Ah…. e l’inno canadese cantato in classe, tutti in piedi, ogni lunedì.

Ma procediamo con ordine: il lancio di un uovo crudo da grande altezza senza romperlo é una competizione a squadre in cui si cimentano i bambini delle elementari in Nord America. Il regolamento offre grande libertà d’azione, escludendo solo i contenitori di uova preconfezionati e gli oggetti dotati di un motore. Per esempio, non si può mettere un uovo in un aero-modellino radiocomandato e farlo atterrare indenne.

I bambini fanno “brainstorming” e partoriscono le soluzioni più incredibili, inclusi il reggiseno della mamma come paracadute, gli airbag di popcorn e i gusci anti-urto fatti con le cannucce da bibita. Imparano la legge di gravità e a contrastare la legge di gravità. Imparano a lavorare assieme e a competere. Imparano a fallire e a ricominciare da capo.

Sulla ricreazione all’aperto anche quando nevica, non c’è molto da dire. È così che i Canadesi si allenano, sin da piccoli, per portare le infradito e i bermuda tutto l’anno da adulti. Del resto, il colpo di freddo è un’invenzione italiana priva di una base scientifica: vero è, invece, che si prende il raffreddore d’inverno non perché faccia freddo, ma perché si passa più tempo al chiuso, condividendo – allegramente – germi e virus con parenti, amici e colleghi di lavoro.

La preside, invece, bacia sulla bocca il maiale perché è stato raggiunto l’obiettivo di raccolta-fondi della scuola. A 1000 dollari si era impegnata a dormire sul tetto della scuola, a 2500 a baciare il maiale. Ok, il maiale é piccolino, e glielo devono tener fermo in due, ma una promessa é una promessa. E’ così che il corpo insegnante si mette in gioco per la comunità.

La parola “community” é incredibilmente gettonata da queste parti, ed é quasi sempre collegata all’idea di “fund raising”.

A settembre tutta la scuola fa diversi giri di campo in memoria di Terry Fox, il ventiduenne canadese che, nel 1980, partì dalla costa atlantica del Canada con l’obiettivo di raggiungere la costa pacifica e di raccogliere un dollaro da ogni connazionale da devolvere alla lotta contro il cancro. Colpito da un osteosarcoma, aveva una protesi alla gamba destra e corse una maratona al giorno per 143 giorni, percorrendo più di 5300 chilometri.

Fu costretto ad arrendersi a metà strada perché la malattia si era diffusa ai polmoni, ma diventò un eroe in tutto il mondo e la fondazione che porta il suo nome ha raccolto da allora 600 milioni di dollari.

Novembre, invece, viene ribattezzato Movember (“moustaches+november”) e tutti i bambini si mettono un paio di baffi posticci, partecipando ad una raccolta di fondi per la lotta contro il tumore alla prostata e ai testicoli.

L’idea l’hanno avuta due australiani nel 2003: per tutto il mese di novembre, chi partecipa diventa un manifesto vivente della causa, facendosi crescere i baffi e chiedendo a parenti e amici di fare una donazione in denaro.

Sembra un’allucinazione collettiva? Beh, un milione e mezzo di persone hanno aderito nel 2012 e hanno raccolto nel mondo più di 92 milioni di sterline, 276 milioni dal 2003.

C’è un bilancio, un sito, una fondazione, e i costi amministrativi sono l’8% della raccolta, mentre le “best practices” mondiali oscillano tra il 15 e il 25%. Il Canada é da anni il paese al mondo con la maggiore raccolta: nel 2012 hanno partecipato in 250 mila, raccogliendo 36 milioni di dollari.  Inutile dire che la mattina del primo di Dicembre moglie e fidanzate accolgono con un collettivo respiro di sollievo il ronzio dei rasoi  elettrici nelle case di tutto il Paese, mentre un esercito di aspiranti Tom Selleck ritorna alla routine quotidiana.

Poi ci si veste di rosa per il “Pink Shirt Day” contro il bullismo, si porta cibo non deperibile per la Food Bank, si tiene la luce spenta per un minuto durante l'”Earth Day”.

“Community first”, ma senza mortificare l’individualità, cercando anzi di sottolinearne l’importanza attraverso segni visibili a tutti. Per questo ogni anno ci sono il “Crazy Day Hair” e lo “Hat Day”: si va a scuola, si fa lezione, con i capelli colorati o stecchiti di gel o si porta il cappello più ridicolo che si riesce a trovare.

Ma non solo: “talent-show” e gare di “public speaking” educano a stare sul palcoscenico, a guardare in camera o a tenere un microfono in mano senza patemi, tutte abilità che noi acquisiamo in Italia da adulti, se siamo fortunati, soprattutto in azienda, quando ci mandano a fare dei corsi di formazione anche se ormai é troppo tardi.

Un’altra particolarità della scuola elementare canadese é l’autovalutazione: insegnante e allievo compilano un modulo che misura diversi elementi del rendimento scolastico.

L’insegnante ha un evidenziatore giallo, l’allievo uno blu, le aree di sovrapposizione diventano verdi. Sono quelle in cui le valutazioni dell’insegnante e dell’allievo coincidono.

Sarah si é dimostrata equilibrata nei giudizi: dopo essersi attribuita il Nobel per la lettura in francese e la tabellina del dieci, ha ammesso di avere un armadietto disordinato e una certa tendenza al gossip con la compagna di banco.

 

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