E’ permesso?

con i bagagliScendo dall’aereo a Calgary e mi avvio baldanzoso verso il controllo passaporti. Ho il numero di pratica della mia domanda di residenza a tempo indeterminato, in quanto coniugato con una canadese che mi “sponsorizza” e padre due cittadine con passaporto canadese, oltre che italiano. La famiglia ė la pietra angolare di ogni società, no? Sono in grado di provvedere a me stesso, giusto? Prima di partire, ho avviato con mia moglie The Italian Olive Oil Merchant, una micro-azienda che importa in Canada prodotti alimentari di alta qualità. Lo so, sembra la società di copertura di don Vito Corleone nel Padrino, ma sono un uomo di Slow Food, e non di Cosa Nostra.

Che mi può succedere? Sono – burocraticamente parlando – in una botte di ferro. E invece no. In pochi minuti la baldanza si sgretola come neve al sole mentre vengo stritolato nella tenaglia della vecchia strategia del “good cop” e del “bad cop”. Il poliziotto all’apparenza umano, che convenzionalmente chiamerò Faccia Tonda, prende il passaporto, il foglio col numero di pratica, mi sorride paternamente e va a confabulare con un suo superiore, un tizio con la faccia quadrata che più quadrata non si può.

Faccia Quadrata scende dalla sua poltrona sopraelevata, foderata in pelle di immigrato, si avvicina e mi guarda con l’interesse dell’entomologo per lo scarafaggio, ma senza la stessa tenerezza. Inutile ogni tentativo di suscitare empatia. Mi viene in mente il tizio che chiede la raspa per fare il solletico ad un’altra Faccia Quadrata archetipica, perché la piuma non basta. A pensarci bene, nemmeno la ruspa basterebbe.

Faccia Quadrata mi dice che non risulto sposato. Che non risulta una pratica di sponsorizzazione per ricongiungimento famigliare. Si informa sulle mie fonti di sostentamento. Salta fuori che non sono titolato ad avere un lavoro (non obietto che in realtà sarei un imprenditore, una specie, ecco…). Salta fuori che sono fortunato a non avere un punto-vendita fisico, ma solo uno store online, e quindi apparentemente non sto sottraendo posti di lavoro ai canadesi. Salta fuori che potrebbe mettermi su un volo di ritorno per l’Italia, la mattina dopo.

imm3Caspita, mi dico, ma non era questo il Paese che accoglie 250 mila immigrati all’anno, in cui un residente su cinque è nato fuori dai confini canadesi? Non è questo il Paese in cui il capo del governo, Stephen Harper, conservatore, si vanta di aver accolto più immigrati di qualsiasi altro governo?

Virilmente, prendo il toro per le corna e chiedo di fare una telefonata col cellulare a mia moglie, che mi sta aspettando nella città di destinazione, Kelowna, ignara del dramma in atto.

La risposta di Faccia Quadrata è scolpita nella mia anima per l’eternità, insieme a frasi come “che c’è di dolce?” o “interista pezzo di erba” : “Is she an immigration officer?”.

Ora Teresa potrebbe essere un Navy Seal in tutto e per tutto, incluso il numero di anfibi, non solo un “immigration officer”. Il problema è che ha preferito studiare Scienze e Psicologia. E che qualcuno, in ogni caso, ha disposto che mi tagliassero la linea del cellulare, mentre ero ancora in volo per il Canada.

Chino il capo affranto, poi tento il tutto per tutto: tiro fuori l’Ipad e assumo un’espressione a metà tra l’Alberto Sordi in versione “italiano poveraccio in canotta bianca, con le sopracciglia a piramide”, e il Gatto con gli stivali, in Shrek. Faccio vedere le foto del matrimonio, le foto delle due pesti, le vacanze d’estate. Anni di vacanze d’estate.

Faccia Quadrata s’annoia a morte, fiuta l’adrenalina di un fricchettone allampanato che sta cercando di introdursi in Canada in uno sportello accanto e va in caccia, rimettendo la decisione al “good cop”. Il “good cop” mi dice “luckily you look genuine” (in milanese, “hai proprio la faccia di un pirla”) e mi ammette con riserva nel Paese della Foglia d’Acero.

La riserva è che ho un anno di tempo per completare la procedura d’immigrazione e che, scaduto l’anno, in mancanza del permesso di soggiorno a tempo indeterminato, mi rimandano nel Bel Paese. Ora sono un vero “Wop” (“WithOut Paper”), l’adorabile nomignolo che in nord America si affibbia agli Italiani dai tempi della Grande Immigrazione. I “Sans Papier” francesi sono arrivati dopo, per la cronaca, ma il sense of humor dell’opinione pubblica e’ singolarmente costante nel tempo.

 

Una risposta a "E’ permesso?"

  1. beh, direi divertente, se non ci fossero risvolti che corrono sulla linea del drammatico 😉 si, ci trattano così. un mio caro amico tenterà la sortita fra qualche mese. io ho rinunciato – hopeless e poi non sono certo di sopportare il “trattamento” che ti è toccato.

    non so le la situazione è la stessa del Custom degli USA – ma dovrebbero alzare gli stipendi a questa gente. potrebbe calare il loro livello di frustrazione, che li porta a esercitare il potere in quel modo. 😉

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