Queensway

Sheldon appartiene alla tribù dei Piedi Neri. Va a pregare sul lago ogni giorno, all’alba. Prega perché gli venga concessa, a sessant’anni suonati, una nuova moglie. Sheldon, ma non gli dispiace farsi chiamare Crazy Boy, punta spesso l’indice della mano destra verso l’alto. In cielo ci sono i suoi antenati, suo padre, suo madre, la prima moglie. E’ un uomo molto spirituale. Ma e’ anche un alcolizzato e vive per strada. E quando ha fatto il pieno, non si ricorda chi sei. Non si ricorda di averti soprannominato mister Cannelloni, di averti definito un fratello, di volerti insegnare ad andare in canoa. La camicia bianca di Paladin Security che porto in giro con un certo stile (sulla pancia, in particolare, non fa una grinza) diventa un bersaglio. Crazy Boy si mette in posizione con i pugni alzati e avanza. Avanza. Lui avanza e io indietreggio. Non scappo. Arretro in buon ordine. Te lo ripetono alla nausea al corso da “security officer” (15 ore online, inclusi gli elementi di diritto penale canadese e i consigli pratici per una autodifesa moderna).

Siamo occhi e orecchie, siamo per strada per fare pubbliche relazioni e non per menare le mani. Siamo il primo livello di intervento, poi ci sono i poliziotti comunali, poi la polizia federale. Le Giubbe Rosse. In questo sistema piramidale, noi della sicurezza privata, siamo la base. Di gran Iunga i piu’ fighi. Quelli che parlano e ascoltano. Quelli disarmati. Tutte cagate, penso, mentre Sheldon continua ad avanzare. Lo minaccio. Gli prometto di sbriciolargli la rotula con un calcio volante. L’ho visto su Facebook. Mi pare di ricordare faccia parte del catalogo di mosse codificate nel Krav Maga, la tecnica di autodifesa personale in uso nell’esercito israeliano. Per fortuna di Crazy Boy non devo ricorrere a nessuna forza letale, perche’ una signora, richiamata dai decibel in libera uscita, si frappone, lo prende sotto braccio e lo porta via.

Oggi abbiamo avuto qualche problema con Jack e Richard. Jack e’ anche lui un fiero membro della First Nation. Porta in testa una specie di cilindro semisfondato, sormontato da penne di uccello. Ha giocato a hockey a livello professionistico. Ora intaglia bastoni di legno alla fermata dell’autobus. Richard e’ irsuto e aromatico come un cinghiale, viene dal Quebec. Mi ha in grande considerazione. La prima volta che l’ho incontrato era ubriaco fradicio, la schiena appoggiata al muro del pub che si affaccia su Queensway, una zona degradata del centro dove c’è lo snodo principale del trasporto pubblico della città. Mi sono avvicinato per chiedergli se avesse bisogno di aiuto. Ha farfugliato qualcosa del tipo: “Non cominciare neanche. Ti stendo in un secondo, con un solo cazzotto”. Gli ho risposto che ci credevo, ma che forse avrei dovuto prima aiutarlo ad alzarsi in piedi. Non se n’è fatto nulla: siamo rimasti a guardarci per un po’, lui per terra, sorseggiando ogni tanto da una lattina nera, io in piedi. Da allora preferisce lanciarmi vaghi anatemi, facendo cerchi per aria con la mano, invitandomi, chissà perché, a ritornare in Sicilia e pronunciando correttamente, con l’accento sulla “u”, una tipica espressione di saluto del Bel Paese: “fanculo”. Prima di diventare un cittadino di Queensway, faceva il manutentore per una compagnia ferroviaria della east coast. Poteva aggiustare tutto, dice sempre con orgoglio. Quasi tutto, dico io.

Jack e Richard questa mattina hanno pensato bene di mettersi dormire sul prato davanti al municipio, in attesa dell’orario di apertura del liquor store. Due poliziotti municipali sono arrivati e li hanno invitati ad andarsene. Tutto come da manuale: se ti stendi sull’erba e sei in giacca e cravatta, nessuno dice niente. Se sei un senzatetto e ti stendi sull’erba, nessuno, ancora, dice niente. In fondo questo è un Paese dove lo stereotyping è una specie di reato sanzionato in tutti i codici di condotta professionale. Pero’ se ti metti addosso una coperta, beh, la faccenda è diversa. Ci stai marciando e le forze dell’ordine possono chiederti di andartene. Jack e Richard hanno una coperta a testa. Il loro destino è segnato. La loro idea di “dejeuner sur l’herbe” (sei lattine di birra a testa) sembra sfumare. Si impuntano. Si incattiviscono. Sempre sdraiati sull’erba, in una evidente condizione di inferiorita’ strategica. Parte un fuoco di fila di “fuck” di qui , “fuck” di la’. Uno dei due poliziotti tira fuori una bomboletta e comincia ad agitarla. L’effetto è immediato. Ne deduco che Jack e Richard hanno gia’ sperimentato lo spray per allontanare gli orsi. E come due orsi si allontanano, grattandosi e lanciando qualche grugnito di minaccia. Torneranno dopo venti minuti.

Passano tre tizi con giubbotto di pelle e braccialetto di cuoio con le borchie. Facce da lupi siberiani. Fumano. Tecnicamente la pensilina è una zona “smoking free”. Tecnicamente dovrei far rispettare il divieto. Una vocina dentro mi dice invece che non devo vendermi a un’ideologia totalitaria che pretende di disciplinare il privato dei cittadini.

Brandon sta raccattando un po’ di lattine vuote. Business as usual. Oggi è vestito bene: un paio di pantaloni grigi con le righe e la camicia aperta con vista tatuaggi. Piu’ tardi è in udienza dal giudice.

Hatchet ha 20 anni, è orfano da quando ne aveva 10 e sfreccia sul marciapiede con uno skateboard tutto il santo giorno, senza mai togliersi la maschera da paintball. Mi chiedo come veda il mondo da lì , con 35 gradi all’ombra.

Un’altra tribù interessante è quella degli skater. Stanno sotto la piattaforma dove ci sono decine di anziani e fanno i loro giochetti con lo skateboard, incuranti della gente intorno. Mi avvicino. Gli suggerisco di andare al parco dove ci sono delle aree attrezzate. Mi dicono che quello non è il loro stile. Prego, mormorando, che uno di loro si faccia male davvero. Che le rotelle gliele mettano a una sedia invece che a una tavola. Non succede, sono troppo bravi ‘sti figli di una madre distratta. Dove sei Dio, quando un tuo figlio soffre?

Daniel ha 37 anni. Gira con un paio di stampelle. No, non e’ uno skater. Spesso indossa un vestito nero. Dice di avere otto figli da sei mogli diverse. Ha fatto i soldi quando era in Alberta e faceva 250 $ all’ora organizzando i campi per i tecnici che lavorano nelle sabbie bituminose. Ha cominciato a bere e a farsi di crack. Visto che aveva i soldi. L’altro giorno l’ho trovato la fermata dell’autobus, faccia per terra. Provo a girarlo su un fianco e non risponde. Passa un altro tizio di casa a Queensway. Conosce Daniel, non gli piace che sia lì per terra, vuole scuoterlo, emette dei suoni gutturali che la gente del Quebec considera Francese. Cerco di tenerlo lontano. Passa un altro tizio e mi butta un astuccio col Naloxone.  So che non posso usarlo senza chiamare un paramedico e descrivergli la situazione. Il Naloxone funziona così: è un antagonista dell’eroina e ti riporta sul marciapiede dalla tua terra di nessuno, ma se non sei in overdose da oppiacei, rischi di fare danni maggiori. Certe volte, il tossico ti tira un pugno in faccia quando si riprende: non gli hai salvato la vita. Lo hai svegliato da un sogno. (NdR. L’ultima parola l’ho detta nel pensiero con la voce di Crozza quando imita Briatore. E’ grave?). Daniel si sveglia da solo. E’ solo ubriaco. Si rimette sulle stampelle e riparte per il suo viaggio. Un’autoambulanza e un camion dei pompieri arrivano dopo che lui ha girato l’angolo. Quanto mi costi, tossico?

Lloyd è il mio preferito. Per forza, è identico a Babbo Natale. E’ rimasto senza lavoro a settembre, dopo 19 anni trascorsi nella cantina di una delle winery locali. Ha una figlia di 54 anni, ma non vuole farle sapere che è per strada. Si sente in colpa perché non ha mai visto i suoi nipoti. È uno dei pochi che si adatta a fare lavoretti occasionali. Il suo problema
è che il numero ottocento nella lista per ottenere una casa gratuita dal Comune. Ha trascorso il sabato nell’Acquario. La procedura
è collaudata:  il furgone delle Giubbe Rosse fa il pieno, raccogliendo dai marciapiedi i senzatetto sbronzi e che non ce la fanno ad alzarsi. Li accumulano in uno stanzone senza finestre, li mettono in un mutande e canottiera e tirano fuori un idrante antincendio. Un getto di acqua ghiacciata fa miracoli, dicono. Onestamente, mi sembra una tecnica da polizia cilena negli anni bui, ma Lloyd non sembra troppo traumatizzato.

Potendo, avrei scommesso qualche dollaro su Kelly. Insieme a Corey, è uno dei pochi che ha la testa sulle spalle. Sta cercando un lavoro. Sembra serio, ma i precedenti penali non sono particolarmente utili per lo scopo. Oggi però nasconde le mani in tasca perchè gli tremano. Una crisi di astinenza da alcol ti fa anche questo. Gli servirebbe una bella dose di Valium, ma quando va all’ospedale gliene danno abbastanza per due ore. Poi ricomincia il tremore.

Non mi faccio mancare nulla, qui a Queensway, nemmeno la dose quotidiana di neonazisti. Una coppia di deficienti cerca l’ombra della tettoia della fermata dell’autobus, ma anche qualche membro di una minoranza visibile da tormentare. Uno ha la svastica tatuata sull’avambraccio ed è tedesco. Ovvio, le due cose non sono collegate, come dimostrano le elezioni in Germania negli ultimi anni. L’altro, quello più giovane, si sta facendo le ossa guardando in tralice le persone della security.

E vabbè ditelo però. Stamattina tiro fuori il mio tesserino da first aid, fiero come un volontario della Croce Rossa. I barboni fanno lo stesso: tirano fuori tutti il tesserino. Fara’ parte dell’esame di ammissione all’ordine professionale dei senza tetto?

Camminate che fanno la differenza. Passo strascicato da catatonico quando ancora cerchi la dose. Mulinare di braccia e passo da marciatore olimpico quando la dose l’hai trovata.

Oggi due chiacchere con il contabile del gruppo. Capelli bianchi lunghi fino alle spalle, occhi azzurri penetranti, rughe che sembrano crepacci. Gli chiedo di quanto avrebbe bisogno per non dover stare per strada. Mi dice che ci vorrebbe un tetto sulla testa, intanto. E poi 2000 $ al mese per campare. 10 $ al giorno per sei lattine di birra. 50 $ al giorno per sopravvivere per strada. E’ questa la sua contabilita’. Mi vengono in mente le decine di storie che ho sentito in questi mesi. Certo, c’è la malattia mentale, c’è la droga, c’è chi questa vita la sceglie, ma c’è anche la sfiga pura: Corey e’ venuto qui da Calgary per andare a vivere con la sua donna. Lei si e’ stufata presto, lo ha buttato fuori di casa, qualche multa non pagata, gli ritirano la patente e ora quando dice ai colloqui di lavoro che non ha la macchina, gli dicono che gli faranno sapere. Tempi in cui sei a una busta paga di distanza dal marcipiede.

Il Colonnello arriva accompagnato da una donna. Dopo un po’ mi dice che e’ sua moglie. Anzi la ex moglie. L’ha lasciato per un’altra donna. Ma adesso non è più innamorata. E vuole tornare con lui. Ma lui non ne vuole sapere nulla. Meglio un’altra pallottola in Afghanistan, dice.

Il soggetto è sui 30-40, capelli rasta, spinge un carrello da supermercato pieno di cianfrusaglie. Si mette una veletta da sposa. Non è politicamente corretto categorizzare il soggetto come mentalmente disturbato giudicando dal copricapo. Anche perché l’immagine che mi riflette in una vetrina mostra un colbacco con i paraorecchie abbassati. Più che alla guerra fredda, però, mi vien fatto di pensare a un richiamo per anatre. Il soggetto rovista nel carrello, pesca qualcosa, armeggia dietro la veletta. Ora capisco: la veletta serve ad accendere lo spinello controvento. Quando si dice Street Smart.

2 risposte a "Queensway"

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