Signori si nasce…

Ecco un terreno minato per noi italiani: la maleducazione. Quando veniamo attaccati su questo, e succede spesso, scatta tutta una serie di riflessi pavloviani, un frullato che mette insieme etichetta, igiene, estetica e antropologia da bar.

baguetteCito alla rinfusa: “gli stranieri che pretendono di impartirci lezioni di buona creanza si trasformano in autentici selvaggi quando vengono in Italia”. “Il Galateo lo abbiamo scritto noi e le forchette in Francia le ha portate Caterina de Medici’”.  “Dipingevamo (tutti noi, non Michelangelo) la Cappella Sistina quando i Canadesi vivevano nei tepee”. “Siamo un popolo di individualisti, anzi di anarchici, e facciamo fatica ad osservare le regole”. “Guidiamo la macchina meglio degli altri”. “Non si può fare di tutta l`erba un fascio”, normalmente gemellato con “tutto il mondo è paese”. “I Francesi vanno in giro con la baguette sotto l’ascella”. “Gli altri (tutti gli altri) sono zozzoni perchè non hanno il bidet”. “In Italia fa caldo”. “Siamo un popolo allegro”.

germans

“I tedeschi mettono le Birkenstock con i calzini bianchi”. “Gli Inglesi sono gentleman durante la settimana e hooligan nel weekend perchè annegano nell’alcol le loro frustrazioni”. “In Italia la fila non è una linea verticale, ma orizzontale”. “Signori si nasce (e ci si specchia su Cafonal di Dagospia)”. “I politici sono i primi a dare il cattivo esempio”. “La colpa è della tv di Berlusconi”. “Gli Italiani li riconosci alla prima occhiata: sono quelli vestiti meglio”.

doppia filaI più colti spaccano il capello in quattro e distinguono tra ineducazione, intesa come innata affermazione del sè e dell`istinto di sopravvivenza, e maleducazione, intesa come mancato assolvimento da parte dei genitori dell`obbligo di educare i figli alla convivenza civile e al rispetto degli altri.

Gli olandesi in piazza di Spagna, Formigoni al check-in, le camicie di Formigoni, Sgarbi in Tv e Gasparri su Twitter sono l`evidenza di quanto i luoghi comuni siano verita’ assolute, cortocircuiti che fanno risparmiare tempo,  basi condivise su cui ci si può mettere a discutere.

Di fatto, oscilliamo impunemente tra un complesso di superiorità che nasce dalla Storia (e dalla Storia é contraddetto) e un benaltrismo autoassolutorio e provinciale.

Da emigrante per caso, devo ammettere che qualche emigrania la mia maleducazione di ritorno, in Canada, me l’ha procurata.

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Ho cominciato male parcheggiando due ruote della Jeep sul marciapiede quando facevo tardi durante il recapito delle mie figlie a scuola. Ero fresco fresco di Canada, e le occhiate di rimprovero con cui madri e padri di razza ariana cercavano di trafiggermi la nuca non lasciavano il segno. Delle frequenti verbalizzazioni in movimento, prodotte da ciclisti in fase di sorpasso,‘’this is not a parking lot’’, apprezzavo la rima ma ero refrattario al loro contenuto educativo.

Poi ho cominciato a studiare il modo in cui i Canadesi trattano il tuo spazio personale: da presbite, mi fermavo a un metro e mezzo dagli scaffali per leggere i prezzi al supermercato, e chi passava tra me e lo scaffale, si sentiva in obbligo di chiedere ‘’permesso’’ perchè per una frazione di secondo occupava il mio campo visivo.

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Con la stessa marziana gentilezza, mi tenevano la porta aperta quando andavo all’ufficio postale, carico di pacchi con l’olio italiano da spedire. Ho visto automobilisti fare la retromarcia al mio passaggio – a piedi – perchè sporgevano di mezzo metro dalla linea dello stop, mentre cercavano il momento utile per impegnare l’incrocio.

Il punto è che in ogni momento pedoni e automobilisti sono tendenzialmente consapevoli di ciò che li circonda. Di chi li circonda. E si stupiscono quando tu non hai la stessa consapevolezza.

Un classico è la sosta in mezzo al marciapiede per orientarsi, guardare una vetrina, rispondere a un saluto. Da noi, nel Bel Paese, si gira attorno all’ostacolo. Al limite si rifila una gomitata all’ingombro umano, se l’arbitro non guarda. Qui si fermano di fronte all’ostacolo e ti apostrofano con ‘’Excuse me’’. Gentili, ma fermi. Ti devi spostare perchè interferisci con l’ideale flusso pedonale.

galateo6In un paio di occasioni ho sfiorato la rissa perchè ho interpretato all’italiana la priorità di un pedone che attraversava la strada: in Italia ci fermiamo per evitare la collisione, ma passiamo se il pedone non è ancora arrivato a occupare la nostra porzione di spazio. Non sto parlando di codice della strada, ma della prassi quotidiana. In Canada, ti devi fermare per lasciare passare il pedone, anche se ha appena cominciato ad attraversare. Ti devi fermare qualche metro prima. Diversi secondi prima. Insomma, devi guidare come Nonna Papera.

Se poi ti va di vivere pericolosamente, prova a lasciare piena libertà d’espressione intestinale al tuo cane sul marciapiede o al parco. Non c’è bisogno di una Giubba Rossa: l’enforcement è collettivo e puoi sempre contare su una Jane Doe qualsiasi che ti sgriderá perchè non hai raccolto le deiezioni di Fido.

Con la consueta educata avversione nei confronti dei vicini a sud del confine federale, i Canadesi pensano che i cugini americani siano maleducati, perchè parlano a voce alta e non praticano a sufficienza il minuetto del “grazieprego”. Però cominciano loro stessi a sospettare di essere troppo educati e ingessati dal politicamente corretto. Per questo ridono, poco, di freddure del tipo “come si fa a far uscire 20 canadesi da una piscina? Basta chiederlo”.

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